II Domenica di Avvento

Is 19,18-24; Sal 86; Ef 3,8-13; Mc 1,1-8

“Principio del vangelo di Gesù, Cristo, Figlio di Dio”
Vorrei mettere l’accento sulla parola “Vangelo” o “Evangelo”.

“Evangelo”. Significa che qui si parlerà della buona notizia che è Gesù, Cristo, Figlio di Dio. Questo è quello che dovremmo aspettarci, perché “vangelo” qui non è un termine tecnico per dire un tipo di libro, ma significa una “notizia” buona.
Ecco la prima domanda: perché è una buona notizia Gesù Cristo? Perché è una buona notizia la nascita di Cristo? E mi viene subito da dire: se –al di là delle parole– la percezione è che la Messa sia un dovere, la preghiera una scaramanzia, la Chiesa una istituzione… siamo ben lontani da un “evangelo”.

Allora: perché Gesù Cristo è una buona notizia? Direi così: Gesù Cristo è una buona notizia solo se Dio è un desiderio e una attesa.
Se l’uomo fa a meno di Dio, Gesù Cristo –il Dio con noi– non sarà mai una buona notizia, perché non sarà neanche una notizia. Del resto, cosa me ne faccio di una cosa che non attendo e non desiderio?
Allora il punto è: “ma ce la fa l’uomo senza Dio”? Oppure, come diceva un mio amico in modo un po’ forte, senza Dio la vita è continuo pagare bollette in attesa di quella del becchino. E’ un vivere emozioni felici, in attesa della loro frustrazione o della loro fine.
Chiedo ancora: “ma ce la fa l’uomo senza Dio?”. Non intendo se ce la fa subito, nell’immediato, ma alla lunga, nella durata della vita e degli anni (nella storia), “ce la fa l’uomo solo senza Dio?”.
Ce la fa una amicizia a rimanere tale senza pregare mai Dio? Ce la fa un matrimonio a ricominciare tante volte senza rivolgersi mai a Dio?
Cosa diventa l’uomo senza Dio? Riesce ancora a trovare un senso per cui anche la fatica di un atto d’amore vale la pena di essere vissuta? “Senza un senso, senza un destino?”
Oppure, senza un Dio, l’uomo si riduce a ciò che mangia o che consuma? E ci piacerebbe questa prospettiva? E’ questo che vorremmo insegnare ai figli? Questo corrisponde al “cuore dell’uomo”? Questa percezione corrisponde al nostro desiderio?
Secondo me no. E se, appunto, quella prospettiva non ci piace, ecco che si apre una possibilità che Dio sia una buona notizia. Perché è qui che Dio torna ad essere una notizia, un desiderio, un orizzonte, una parola percepita vera quando viene pronunciata — solo dentro questo orizzonte di chi non si accontenta di essere solo ciò che mangia.

Di solito non cito fatti che facciamo, ma questo mi sembra importante. Ieri una cinquantina dei nostri ragazzi ha speso il pomeriggio a fare scatoloni al banco alimentare. Perché l’hanno fatto? Ma sopratutto, perché erano contenti? Perché hanno speso del tempo che percepivano avere un senso, essere per il bene (anche se era un bene che non vedevano subito, ma solo percepivano). Perché ha senso quella fatica, tanto da non essere più fatica? Forse perché abbiamo scritto nel cuore che un destino, un senso, un bene… deve esistere. E questa è la prima percezione della necessità di un Dio.
Ecco, allora Gesù (il Dio con noi) inizia a diventare una buona notizia, come è una buona notizia la certezza (dico certezza e non soltanto “buona azione”) che il lavoro dei nostri ragazzi è buono, è umano, è vero! Che solo l’uomo che dice “non c’è amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici” sta dicendo una verità. E da dove scopro questa certezza se non da Gesù Cristo? Dove la imparo –come certezza e verità di Dio e non solo come opera pia o buona– se non da Gesù Cristo, Figlio di Dio?

Ho questa impressione: ritornare a desiderare Dio è quella voce nel deserto che prepara la strada all’incontro con Gesù Cristo come buona notizia. Solo questa è “l’origine (l’inizio) dell’Evangelo di Gesù Cristo, Figlio di Dio”.

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