Epifania del Signore

Is 60, 1-6; Sal 71; Tt 2, 11-3, 2; Mt 2, 1-12

Vorrei dare tre possibili letture del Vangelo che abbiamo ascoltato. L’intenzione è quella di mostrare una ricchezza e una pluralità di prospettive che il testo contiene.

1) Una lettura cristologica molto antica percepisce l’arrivo di Cristo come la fine della magia (i magi). E’ come se i Magi, simboli della magia e della irrazionalità — o più in generale di ogni via di senso decifrabile dal timore del sacro o da un mistero — fossero liberati da questa inclinazione esoterica e convertiti a Cristo. Nel sorgere di una nuova stella (dato di difficile lettura storica: sarà una supernova, la cometa Halley oppure la congiunzione di Giove e Saturno? — poco importa) è come se l’antico ordine delle stelle venisse meno. E’, in altre parole, la fine dell’astrologia per guardare all’unico senso della vita che è Cristo. Oro, incenso e mirra sarebbero allora simboli da riferire a Cristo: allusioni alla morte (la mirra), a Dio (l’incenso) e alla regalità (l’oro).
Vorrei che non banalizzassimo questo dato e questa lettura sentendoci lontani da ogni forma di magia. Non solo perché saremmo smentiti dalle statistiche, ma perché la magia dei Magi o l’astrologia degli antichi sono il primo e normale atteggiamento dell’uomo che seriamente sta di fronte al mistero e all’incontrollabilità della vita. Basti ricordare gli infiniti brindisi di auguri che ci siamo fatti a capodanno? Cosa chiedevamo davvero con quel gesto? Perché l’abbiamo fatto? Non è forse l’augurio stesso l’affermazione di un destino che è più grande del nostro calcolo o del nostro controllo? Non è forse — in questo senso — anch’esso un gesto magico o scaramantico?
Non è vero quello che dice Margherita Hacker quando afferma che l’astrologia è morta con l’arrivo della astronomia. L’astrologia dei magi che si convertono a Cristo non è lo studio delle carte, ma lo sconcerto che nasce nel vedere che i nostri figli vivono un futuro incerto, una vita fragile che non possiamo prevedere e che, tuttavia, vorremmo propiziarci. L’astrologia è il primo atto veramente umano dell’uomo che percepisce un legame tra il suo presente, il suo passato e il suo futuro; il legame (da cui “religio”) tra il suo essere qui e l’infinito che gli sta di fronte, nelle stelle o nel tempo.
In questa lettura si dice: Gesù Cristo è l’unica risposta reale davanti alla domanda che porta ogni ricerca astrologica, come ricerca di un senso e di una certezza nel vivere.

2) Una seconda lettura vede nei magi una serie di figure di identificazione per i lettori cristiani. Sono gli uomini che hanno conosciuto una “illuminazione interiore”, uomini per i quali la conversione è passata attraverso un lungo cammino, o il senso rinnovato di un desiderio inappagabile (da qui l’immagine del pellegrinare dei magi). I dono che portano sono il segno dell’impegno che l’incontro con Cristo richiede (un dono senza ricambio) e il loro ritorno per strada diversa indica l’impossibilità a tornare ai modi precedenti del vivere, la cesura del vivere dopo la conversione.I magi sono modelli di un profondo amore per Gesù e il loro prostrarsi diventa il fervore della fede che adora. Questa lettura parenetica ritorna anche in una delle tante leggende che si sono sviluppate, per cui Maria, non sapendo cosa fare dei doni ricevuti, li dona a dei poveri. I quadri fiamminghi, di tradizione luterana, mostrano la devozione dei Magi come grande tema per indicare la devozione personale di alcune famiglie ricche e committenti. E’ un modo per inserirsi nei quadri (p.e. l’adorazione di van der Weyden) in ginocchio accanto allo sfarzo di questi re. Ma anche a S. Apollinare, i tre magi sono solo tre personaggi che aprono il corteo a una serie di Vergini che offrono le loro corone.
Detto in altri termini: dentro queste figure è facile che ognuno di noi si possa identificare, anche nella semplicità del gesto che riconosce in questo uomo un Dio degno del proprio inginocchiarsi.

3) Una lettura storico salvifica in riferimento a una missione universale di Cristo. A partire dal monaco Beda questi Re Magi rappresentano i tre continenti allora conosciuti (Asia, Africa ed Europa) e al tempo stesso i tre figli di Noé. In una lettura più raffinata, questi personaggi si contrappongono al re Erode e al consiglio degli scribi che, fin da queste prime pagine del vangelo, acquistano una valenza negativa. Gerusalemme sarà la città della morte di Cristo e gli scribi i protagonisti della condanna.
Avviene così, in queste prime pagine di Vangelo, che ciò che il lettore si aspetterebbe con un accento negativo (la magia dei Magi condannata in tutto il giudaismo) acquista una nuova luce, opera un percorso, viene illuminato da una stella e si converte. Mentre ciò che il lettore si aspettava come protagonista positivo (Erodo il Grande, Gerusalemme, gli scribi) da subito si trasforma in un operatore di male, in una invidia o in un inganno.

Forse anche questo aspetto — di solito poco sottolineato — contiene questo testo iniziale del Vangelo. La manifestazione di Gesù (epifania) non è solo un proclama o un bello slogan di pace e amore, ma ribalta delle situazioni, cambia delle vite, “esalta gli umili, abbatte i potenti” dice il Magnificat. Cristo compare (epifania) dove non ce lo aspettiamo e questo è il segno che davvero siamo di fronte al Vangelo.

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