Battesimo del Signore

Is 55, 4-7; Sal 28; Ef 2,13-22; Lc 3,15-16. 21-22

(Battesimo di Giovanni Mosca)

Nella memoria del battesimo del Signore celebriamo il battesimo del piccolo Giovanni. Come anche il Signore ha avuto un gesto di inizio per il suo ministero e la sua vocazione di Figlio, così anche per Giovanni compiamo lo stesso gesto che segna il suo inizio da cristiano.

Cosa conteneva quel gesto di immersione? Conteneva “Spirito Santo e Fuoco”. Questi non sono segni prodigiosi ma la tenacia e la forza (inaudita e non psicologica) che si manifestano nella chiara percezione della frase: “Tu sei il mio figlio amatissimo”.
In questa frase sta il senso di questo gesto di inizio (sta il senso dello Spirito e del Fuoco), così nuovo e diverso dal battesimo di Giovanni e da qualsiasi altro rito. Così lontano da ogni percezione naturale della vita che è sempre tanto “paurosa” del domani.

Noi oggi possiamo riferire queste parole anche al piccolo Giovanni. Sono parole che andranno insegnate e che capirà solo dopo un certo cammino. Sarà più facile insegnare bene a Giovanni la matematica e l’inglese che insegnargli il significato della frase “tu (Giovanni) sei il figlio amatissimo”. Per l’inglese e la matematica basterà infatti un buon libro. Mentre per insegnare questa frase sarà necessario raccontare di noi, verificare se per noi sono parole vere. Sarà necessario vivere della confidenza con Gesù.

Non non sappiamo nulla sulla fortuna che avrà Giovanni nella vita. Tuttavia, siamo convinti che non è necessaria alcuna parola magica per avere la benedizione di Dio (la fortuna, si dice), se abbiamo una solida confidenza con il Signore. Quella confidenza che è stata di Gesù e che ci insegna a pregare Dio dicendo Padre. Questa confidenza è certo una fortuna migliore di tutte le cose che il mondo ci insegna a desiderare per questo figlio. Questa confidenza con Gesù vale ben più di un figlio che vada bene a scuola, di un figlio sportivo, di un figlio obbediente…

Siamo stati segnati con la benedizione di Dio perché la confidenza con Gesù ci ha insegnato a credere che Dio è così: una benedizione. Al tal punto i genitori del piccolo Giovanni credono questo che lo mettono sotto la sua benedizione di Dio per sempre. Si prendono questo rischio perché sanno che non c’è nessun rischio e nessun “timore di Dio” in questo.
Qualsiasi cosa faccia nella vita (davvero qualsiasi) non potrà mai avere il timore di essere nato sotto un brutto segno. Perché siamo sicuri che dal Signore non gli verrà mai alcun male, mentre ad altri forse, così piccolo e indifeso, noi non lo affideremmo volentieri.

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