Ultima domenica dopo l’Epifania

Sir 18,11-14; Sal 102; 2Cor 2,5-11; Lc 19,1-10

Il Vangelo di oggi ci pone questo interrogativo: come avviene la conversione di un uomo?
Vorrei ripercorrere il testo partendo da questa domanda per aiutare tutti noi nel cammino di fede.

All’inizio del racconto ci troviamo di fronte a un uomo che si è arricchito in fretta e ha una cattiva reputazione, ma che possiede anche delle qualità, non è una qualsiasi persona mediocre. L’etimologia stessa del nome Zaccheo”, che Luca sottolinea scrivendo “chiamato di nome …”, significa “uomo puro, uomo giusto” e indica dunque qualcosa di buono. La qualità iniziale di quest’uomo è l’onestà della sua ricerca, o meglio, l’onestà della sua semplice curiosità.

Una cosa è nemica della fede: simulare la nostra convinzione, “fare come se fossimo già convinti”, “come se fossimo già cristiani”.
La fede non ha bisogno di nascondere neanche il dubbio o il suo stato iniziale, cioè il fatto di non sapere nulla di Gesù Cristo e di esserne semplicemente e onestamente curiosi. La stessa cosa si può dire anche riguardo alla sofferenza: la fede non ha bisogno di fingere gioia quando vive momenti di difficoltà e di abbandono. Neanche Gesù ha dovuto nascondere il grido del suo abbandono. Certo, quando era duro e vero abbandono e non capriccio o pigrizia.
Non dobbiamo diventare dei grandi ricercatori di Dio, al Vangelo basta la sincera curiosità che si può avere ad ogni età e non si è fatta ancora contaminare da altro, come dalla richiesta della felicità o di una risposta alle domande sul senso della vita. Niente di tutto ciò, soltanto la pura e onesta curiosità.
E’ l’opposto di quella sensibilità di un “doversi arrampicare” che descrive Montale con lapidaria ironia:

Si tratta di arrampiarsi sul sicomoro
per vedere il Signore se mai passi.
Ahimé, non sono un rampicante ed anche
stando in punta di piedi non l’ho mai visto.

Non è così: l’onestà della propria curiosità non è uno sforzo o un impegno di “buona volontà”.

Alla sola sincera curiosità fa ostacolo la folla, ieri come oggi. Perché è necessario che io stesso veda e che non mi accontenti del sentito dire. L’opinione pubblica, quello che “già si sa”, quello che “si dice” della Chiesa, quello che tante volte dicono o fanno gli stessi predicatori… tutto questo è spesso un’ostacolo alla “sincera curiosità” che chiede che sia io stesso a vede.
Dicendolo con uno slogan: la fede è nemica della dissimulazione e del sentito dire.

Se invece mantiene la sua onesta curiosità nei confronti di Gesù –e non nei confronti del prete o di grandi eventi– (lo sottolineo ancora: se si mantiene onesta con sé stessa!) allora, cosa percepisce?
Cosa percepisce la fede se incontra proprio Gesù Cristo e non altri?
Percepisce il proprio essere desiderati da qualcuno, il proprio essere desiderati da parte di Dio.
“Scendi perché devo venire a casa tua”. Devo significa: questo è ciò che desidero e che volevo da sempre.
“Voglio venire a casa tua” scardina ogni istintivo sospetto di un secondo fine, di una qualche nascosta contropartita.

Io sono uno desiderabile” è la scoperta della fede. Sono desiderabile non perché ricco, non perché onesto, non perché bravo… ma perché ho incontrato uno sguardo che me lo ha testimoniato in modo incondizionato. Ho incontrato un uomo che si è fermato con me, sfidando ogni mormoratore.
L’unicità di quella richiesta di ospitalità (come per Emmaus –ricordate?), l’unicità di quello sguardo libera da ogni aspettativa su di sé e da ogni pregiudizio, dalla dissimulazione, dal timore di essere tagliati fuori e anche da quello delle malelingue di sempre che dicono: cosa ci fa questo qui?

Allora cosa accade? Accede che tante volte avevamo detto: “io ormai sono fatto così…”, “il mondo è fatto così e non cambia, neanche se lo facciamo noi…”, “cosa ci vuoi fare?” ecc. ecc.
Tutto questo diventa improvvisamente privo di importanza di fronte alla semplicità del gesto di Gesù che ci ha fatto sentire uomini desiderabili. E il suo incontro rende possibile dare fiducia a un profilo interiore di noi stessi che avremmo giurato impossibile: un gesto di radicale conversione, un cambiamento. Nel testo: dieci nuovi verbi di conversione (come una nuova legge). Può accadere a 15 anni, a 30, a 50… perché? c’è età per questo?

Sali sull’albero della tua sincera curiosità di Gesù e incontrerai lo sguardo di un Dio che si sentirà onorato di farti visita. Sentirai la tua stessa voce ripetere forte e chiaro “il resto sarà per i poveri”. E non potrai più avere altro Dio al di fuori di quello che avrai visto brillare in quello sguardo quando sei sceso dall’albero.

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