III Domenica di Quaresima

Dt 6,4a;18,9-22; Sal 105; Rm 3,21-26; Gv 8,31-59

Molti ragazzi di catechismo hanno visto questa settimana una testimonianza, presa da Youtube, di un ragazzo australiano nato senza braccia e senza gambe, Nick Vujicic. Ascoltando la sua storia si rimane colpiti dalla forza di volontà, dalla tenacia e dallo spirito che lo animano. Ne nasce, spontaneamente, una riflessione su cosa sia l’uomo, su cosa stia alla radice della sua energia, anche quando viene al mondo nelle condizioni più estreme o difficili, come Nick.

Mentre vedevo il filmato la prima volta pensavo: a volte capisco qualcosa di me (quello che mi sta a cuore, quello che davvero mi costituisce) quando vengo posto di fronte al limite più estremo, quando vedo qualcuno che si gioca la vita con una serietà o una gravità maggiore. Non dico che le difficoltà estreme, come la deformità o la malattia, siano buone (anzi!), ma dico che sono rivelatrici (per tutti e non solo per chi le vive) di una verità che sento anche mia. Il punto è questo: la testimonianza di questo ragazzo, la forza e il coraggio che esprime sono vere anche per me che pure ho braccia e gambe. La sua riflessione fa risuonare anche dentro di me una verità su cosa sia vivere.
Spesso ci accade che ci lamentiamo di tutto, dando per scontato che abbiamo sempre ragione. Accade poi che incontriamo qualcuno che, per esempio, lotta tra la vita e la morte, o vive una esperienza di forte disabilità, e allora ci accorgiamo di quanto eravamo sciocchi e superficiali nelle nostre lamentele e di quando sia più autentica la loro battaglia rispetto alla nostra.

Gesù dice che “la verità vi farà liberi” oppure che “la verità è da incontrare seguendo una parola” dopo aver detto che non la possediamo “per diritto” oppure “nascendo”, che non basta affermare “siamo figli di Abramo”. Io penso che si possa fare riferimento anche a questa esperienza: ai momenti in cui qualcuno ci mostra quello che è davvero importante rispetto a tutte le nostre questioni; i momenti dove ci accorgiamo che la verità sulla vita è da imparare e si può certamente perderla di vista in tanti modi.

Vorrei mettere in luce un secondo aspetto. La polemica del Vangelo si concentra su una frase che non finirà mai di essere meditata: “la verità vi farà liberi”. Gesù non dice: “la verità vi farà felici“, oppure, “vi farà ricchi“, oppure per Nick, “vi farà con le gambe”… ma dice semplicemente: “liberi“. Quell'”adorare in spirito e verità” del Vangelo di settimana scorsa, quella sorgente che possiamo trovare dentro di noi e che ci libera dalla ricerca di conferme o di specchi, quel dialogo con Dio, non rende l’uomo più “ricco” o genericamente più “felice”, ma semplicemente “libero”. “Libero” per me significa pienamente sé stesso, semplicemente e autenticamente sé. Un uomo libero è un uomo che è quello che deve essere, è quello per il quale è nato ed esiste. Questa libertà non è una circostanza, non è un fare né un poter fare ciò che si vuole, ma è semplicemente una riconoscimento dell’uomo e di sé, una dimensione interiore. Ci sono tanti detenuti o sopravvissuti ai Lager che testimoniano questa libertà interiore che non può essere tolta da nessuno. Si pensi ad esempio alle testimonianze di Primo Levi, di Anna Frank ecc. Cosa hanno, in fondo, in comune se non la testimonianza che c’è una radice e una dignità dell’uomo che nessuna costrizione può cancellare definitivamente.
Per questo, per ricordarci anche di quanto detto due settimane fa, dire “essere liberi” è come dire di aver trovato ciò che “ci corrisponde pienamente”. Nella sua testimonianza, Nick Vujicic risponde alla domanda sul perché confidi proprio nel Vangelo: “perché non ho trovato null’altro in grado di darmi pace, sapevo che neanche un paio di gambe e braccia mi avrebbero dato pace, avevo bisogno di sapere la verità su di me”.
Poi continua dicendo: “è difficile andare avanti quando tutti ti dicono: “non puoi fare questo, non puoi fare quest’altro”, “non sei abbastanza forte”… Io penso ai nostri ragazzi: è difficile studiare quando tutti ti dicono: “tanto non troverai lavoro”, “tanto poi bisogna rimparare tutto da zero perché la scuola ti insegna solo cose teoriche” ecc. Nella vita non troverai mai un riconoscimento sufficiente, una vera forza se non conosci la tua verità fondamentale, se non impari a saziarti di una verità più profonda: quella che ti fa riconoscere come figlio amato.

Ecco di nuovo la domanda di questa Quaresima: cosa corrisponde pienamente a noi stessi? Cosa è all’altezza del cuore dell’uomo e di tutto il suo desiderio e di tutte le sue aspettative? Possiamo dire che nell’incontro con Cristo ciò che scandalizza, ciò che costituisce la vera pretesa è che solo seguendo Gesù Cristo noi troviamo il riconoscimento di noi stessi come uomini liberi.

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