V Domenica di Avvento

Mi 5,1; Ml 3,1-5a. 6-7b; Sal 145; Gal 3, 23-28; Gv 1, 6-8. 15-18

“Dio nessuno lo ha mai visto, ma Gesù ci ha raccontato di Lui”.
Vorrei fermarmi a riflettere solamente su questa frase del prologo di Giovanni.
La prima parte di questa frase sembra un’affermazione scontata e semplice: noi non conosciamo Dio. Tuttavia è il punto di partenza di ogni consapevolezza sulla vita: Dio non è evidente. Non è vero che si è obbligati a vivere dentro a una relazione religiosa con Lui. Non si è obbligati a credere in un al di là né in una origine in Lui.
Si può tranquillamente fare a meno di Dio? Sì, è possibile vivere così. S. Paolo nella lettera ai Romani dice che sono “inescusabili” quelli che non credono in lui (perché lo testimonia la creazione), ma aggiunge subito dopo che si può anche non sapere nulla di più e vivere quindi la propria vita come se nulla fosse, nella mancanza di una relazione con lui.

Prima di celebrare la scoperta di una presenza nel Natale, noi dobbiamo ricordarci di questa assenza, di questo “no” detto da Dio. Noi non sappiamo nulla su Dio e così sulla verità della vita o della morte.
Di fronte a questa ignoranza possiamo agire in tanti modi diversi.
C’è chi pensa di poterla colmare attraverso un sapere scientifico, credendo nella scienza come si crede nella rivelazione di un Dio. Tuttavia è questa una fede cieca, più ancora irrazionale di una superstizione, perché sa di non saper rispondere ad infinite domande e non ultimo a quelle che ci sono più care. E’ tuttavia questa una posizione ormai quasi scompara.

C’è poi chi riscopre il valore e la forza di questo “no”, di questo “non sapere”, relativizzando ogni valore e ogni evidenza. Perché stanco di cercare una verità (come già scriveva Platone nei suoi dialoghi) o perché più preoccupato (distratto?) ad altri più promettenti piaceri momentanei della vita (già lo racconta il libro della Sapienza). Cosa è giusto? Cosa è vero? Sono domande alle quali abbiamo imparato a rispondere sempre con un “dipende”, con un “è relativo” o –peggio– con un “non è importante”. Abbiamo imparato che ciò che è giusto e vero dipende dai valori della cultura e dall’ambiente che ci circondano.

Tuttavia, anche questa posizione genera confusione e sconforto: perché rende impossibili i legami sociali. Se ognuno crede ciò che vuole si finisce per non poterci più parlare: come poter far parlare oggi nonni e nipoti su temi come la fedeltà, l’uso dei soldi, il matrimonio, la preghiera,… E’ davvero difficile perché si parte dal presupposto che si possa prescindere da una verità e che tutto dipenda infondo solo dal contesto. L’opposto di un “valore”, che è qualcosa che invece “rimane” al mutare degli anni, è proprio il “relativo”.

Ecco: non sappiamo nulla sulla verità della vita umana e cerchiamo cosa significhi vivere autenticamente, con felicità, ma la meta è incerta e relativa. Noi abbiamo oggi riscoperto il senso di questo “no” detto da Dio, ovvero che –come dice Giovanni– “Dio nessuno lo ha mai visto”. Non c’è alcuna verità assoluta sulla vita dell’uomo, ma solo tante strade e tanti contesti.

Di fronte a questo solo chi ha incontrato l’uomo Gesù e si è lasciato affascinare da lui è in grado di dire “ecco l’uomo!”, come l’uomo che trova la perla preziosa cercata o la dracma smarrita per casa. Lo dirà Pilato ironicamente mostrando Gesù davanti alla folla: “ecco l’uomo!”. Dovrebbe saperlo ogni suo discepolo: ecco l’uomo che vai cercando, ecco la verità dell’uomo e la verità di Dio.

Cosa vuole Dio da noi? Cosa è la vita autentica, felice? Io non lo so in astratto, ma so guardare a un uomo. So seguire un uomo e tutti quelli che avendolo seguito sono diventati simili a lui. Questo è anche più semplice di una teoria.
“L’ha voluto Dio?”, “è giusto così”… sono frasi che si sentono dire, ma prima di ogni relativismo guardiamo se l’ha voluto Gesù, se sarebbe stato giusto per lui…

Paolo in 1Cor dice: “mentre i giudei chiedono miracolo e i greci chiedono cultura, noi predichiamo Cristo e Cristo Crocifisso (scandalo per i giudei e pazzia per i pagani)”. Predichiamo un uomo, non una teoria, ma qualcuno che liberamente ti affascina o ti lascia indifferente. Nulla di più e nulla di meno.
Su questo dobbiamo riflettere per prepararci a questo Natale.

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