Epifania del Signore

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E’ difficile entrare nella stanza della vita. Duro decidere di cambiare ciò che sappiamo non andare bene di noi, sopratutto quando sappiamo di essere ormai adulti. E’ faticoso anche per i diciottenni prendere in mano la propria vita e decidersi, senza rimanere dietro al vetro, senza infinite insicurezze.
Immagino che non sia stato da meno il viaggio intrapreso da questi re dell’oriente. Non è interessante se questo episodio sia storicamente avvenuto o meno. Non ci interessano le lunghe e inconcludenti ipotesi storico letterarie. Quello che è sicuro è che si tratta di un racconto carico di significati e il primo è certamente questo: non è facile per chi è ricco decidersi a un viaggio e seguire una stella che ti porta non sai dove e non sai quando. Del resto, sapere prima il traguardo delle nostre scelte, sarebbe come vivere una vita non nostra. I re magi si incamminano solo credendo in una promessa e non accade diversamente per noi: nessuno può sapere già come andrà a finire la sua ricerca e tuttavia per iniziare il viaggio è necessario crederci e desiderarlo.

Serve una condizione per intraprendere una strada e decidersi: avere un desiderio. La leggenda di San Lorenzo dice che ogni volta che una stella cade dal cielo si avvera il tuo desiderio. Ma la caduta di una stella lascia una traccia brevissima, quasi istantanea. Perché tu possa approfittare di quell’istante serve che tu tenga sempre pronto un desiderio nell’animo. Ma non è soltanto nella notte di san Lorenzo che cadono le stelle. Tutta la vita è come una notte di san Lorenzo e compaiono all’improvviso occasioni propizie per i tuoi desideri, per iniziare un viaggio, per fare una scelta, per cambiare. Come, neppure tu lo sai. Ma perché tu possa cogliere quelle occasioni è necessario che vivi continuamente animato da un desiderio, o da molti desideri. La tentazione di trattenersi dietro al vetro della vita è la tentazione di sospendere i desideri finché non appaia il modo di realizzarli, adducendo il pretesto che è inutile desiderare l’impossibile. La verità è invece che le stelle brillano inutilmente, e così –fuor di metafora– infinite occasione si perdono e non abbiamo il tempo di saperle vedere, perché abbiamo smesso di desiderare.

In un famoso capitello della cattedrale di Autun, in Francia, è rappresentata la scena dei re magi prima di partire per il viaggio. Essi dormono, uno vicino all’altro, e –possiamo immaginarcelo– sognano davvero qualche bella avventura. Non vivono solo per il corso di inglese del figlio o per cambiare la macchina alla prossima stagione. Fuori dal sogno, nella realtà un angelo tocca il loro dito per svegliarli con la delicatezza che ha una stella cadente, con la rapidità che accade negli incontri più promettenti. Essi si svegliano e, noi lo sappiamo, quel gesto è sufficiente a metterli in modo per seguire la stella. Essi hanno qualcosa di grande da desiderare per cui vale la pena abbandonare i loro regni.

Noi abbiamo perso davvero tutti gli ideali e i desideri rimpicciolendoli a qualche soldo e un po’ di salute? Ci siamo così appiattiti sulla nostra routine quotidiana da sembrarci tanto impossibile desiderare ancora un viaggio, un ideale, magari un po’ avventuroso per qualcosa che valga davvero la pena? Ci siamo accorti che se i nostri figli sono un po’ depressi, un po’ tristi e perennemente insicuri è proprio perché ci siamo anzitutto dimenticati di insegnargli a desiderare qualcosa di grande per cui vale la pena mettersi in cammino?

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