1 novembre 2009 – Tutti i Santi

Ap 7,2-4.9-14 Sal 23 1Gv 3,1-3 Mt 5,1-12a

L’immagine che propongo per entrare in questa festa è quella dell’arca di Noè. L’immagine assomiglia molto anche a questa moltitudine che descrive l’apocalisse. La chiesa è questa Arca. Se risulterà triste o allegra o confusionaria, in gran parte dipenderà da noi.
Ma il cristianesimo fa questo di mestiere: fa convivere le persone più improbabili, assimila usi e costumi i più lontani, convive con abitudini di vita le più diverse. E ha in se un apparato leggero per fare questo: una bisaccia e dei sandali.
Sa di poter fare conto su questo: il cristianesimo è una cosa per la vita, non si aggiunge ad essa, quando è scoperto diventa famigliare e semplice e normale come una casa, come il cibo. Come un’Arca. Per 2000 anni ha fatto questo lavoro anche nei momenti più difficili della storia e di passaggio: dai romani ai barbari dagli imperi alle nazioni fino ad oggi, fino alla globalizzazione.
E in questi cambiamenti rende umane le cose che appaiono aride o che alla lunga ci fanno stupidi, ci fanno male. Come quando sali sull’arca e sai di essere al sicuro.

Nell’arca c’è il trionfo delle differenze. Il cristianesimo non coincide con una sola specie (immagine che ci avvilirebbe inutilmente).
Sono in milioni quelli sull’arca. Sono tantissimi e di tutte le specie che quando le elenchi non sapevi neanche che esistevano. 144.000 dice l’apocalisse.
E sono una moltitudine nascosta (che il mondo non conosce, dice Giovanni). Di tutti loro, non se ne occupa il telegiornale alla sera. C’è dentro anche una maestra alla quale voi bene come un falegname che ti ha costruito l’armadio di camera- e non sai che faccia ha. E’ una moltitudine sconosciuta e nascosta. Nei bilanci dei pianeti che fanno alla fine i signori del mondo, questi non compaiono.
Eppure senza di loro, le cose buone del mondo sarebbero minacciate e forse anche devastate. Senza questi le cose belle che ti tengono in vita finirebbero presto. E anche noi verremmo sommersi.

Sommersi da cosa? Sommersi dai ladri, dagli assassini, dai peccatori? No. Forse anche da loro un poco, ma non sarebbero certo loro a minacciare le cose belle delle quali viviamo. Loro – a volte o spesso – sono i più poveri, i più oppressi, quelli che non hanno incrociato abbastanza persone fatte di quella moltitudine immensa e nascosta che si diceva. Questi – a volte – sono anche quelli del vangelo, quelli dei quali Gesù è sempre circondato – fino alla morte se ricordate.

Devastati o sommersi da cosa? dalla mediocrità della vita. Per più piccoli: dalla noia della vita.
La mediocrità della vita è quella per la quale la santità della moltitudine non dice più nulla.
I Santi – che sono questa moltitudine nascosta – gli passano davanti, gli regalano anche sorrisi, e ai mediocri non accade nulla.
Li vedono ma restano impassibili, rassegnati dal flusso delle cose che passano, dalla pochezza delle risorse che pensano di avere.
E quando si è così si vive a metà. Meglio essere grandi peccatori che mediocri (diceva un Santo) – eppure anche questo oggi sembra difficile.
Basterebbe poco. Basterebbe abbandonare la paura di essere poveri, la paura di poter piangere (qualche volta) o di essere mite, la paura di uno che cerca la giustizia o la misericordia, e anche abbandonare a volte la paura di essere perseguitati, di subire qualche ferita che pure ci farebbe bene al giorno d’oggi perché almeno sapremmo di essere in vita, di valere qualche cosa. E ci sarebbe posto anche per noi sull’Arca.

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