Anno B – Festa di Cristo Re

Is 49,1-7 Sal 21 Fil 2,5-11 Lc 23,36-43

C’è anche dell’ironia quando si dice “Cristo Re”. C’è dell’ironia cattiva con questa frase in questo Vangelo. C’è una risata cattiva. I soldati passano e con ghigno cattivo, davanti a un uomo in croce che è impotente, dicono “ecco il Re…”.
E’ ironia cattiva – tutti lo capiamo. Forse, è l’ironia più cattiva. Quella più cattiva perché totalmente gratuita. Non ridi per ottenere un vantaggio, perché ne hai bisogno, perché uno ti ha provocato; non lo fai per fame, o per necessità. Lo fai semplicemente per offendere e umiliare.
Ricordati, “Cristo Re” prima di essere il titolo di una festa, una cosa tanto bella e devota rivolta a Gesù, è stato il segno massimo della derisione e della cattiveria.
E’ stato il segno dell’eccesso del male. Puoi uccidere perché ne trai un vantaggio, perché sei stato offeso, per scampare a un pericolo – sarà bruttissimo. Ma puoi semplicemente parlare male di un altro solo per sentirti migliore a poco prezzo o solo perché l’altro no può rispondere – questo è “il male per nulla” – ed è molto peggio.
Anche gli animali uccidono per sopravvivere, per le lotte o per il territorio, ma “il male gratuito” (l’ironia per nulla, quella che non vale i soldi dell’avvocato, per la quale non ti puoi vendicare e non c’è riparo) è una cosa che sanno fare solo gli uomini nel massimo della loro cattiveria.
E’ peggio del grande male (delle stragi) ed è sotto gli occhi di tutti in ogni casa, senza andare in America. Tanto più è piccolo e meschino, quanto più non sarà rimborsabile. E’ quando tratti male un compagno solo per il gusto di farlo o tratti male un cameriere solo perché è un cameriere. Tanto più è piccolo – così che meschinamente si sottrae anche a grosse conseguenze – tanto più è gratuito e per questo nocivo.
Eppure, il massimo del male è proprio in questo e non quello che leggi sul giornale, lì la nostra impotenza ci difende. E’ quando vedi trattato con superiorità e con disprezzo un uomo, soltanto perché pensi sia peggio di te, perché in quel momento vuoi sentirti più potente di lui o magari lui non può farti nulla. Come questi soldati che con ironia cattiva dicono a Gesù “se sei Re…”.
Eppure, l’evangelista Giovanni, è riuscito a prendere questo titolo ironico, di ironia cattiva, e trasformarlo – controbattere – in “ironia buona”. Oggi noi “guardando la croce” non diciamo “Cristo Re” come questi soldati, con “ironia cattiva” – almeno se lo vogliamo. Abbiamo un altro senso di dire al crocifisso “cristo Re”. Perché lo diciamo al crocifisso “Cristo Re”! Ricordate ragazzi: noi diciamo “Cristo Re” al crocifisso e non dopo, quando tutto è finito, come a uno che viene ricompensato per una buona azione con un titolo onorifico. No! Noi lo diciamo al crocifisso.
E per dirlo abbiamo allora come una “ironia buona”. L’ironia buona è di chi è capace di sacrificare molto di sé, delle sue idee, del suo carattere (metterlo sotto scherzo) pur di far risplendere qualche cosa di vero e buono negli altri che prima era messo in ombra e che ora invece deve ritornare a galla. L’ironia è stata inventata dall’evangelista Giovanni, che ci fa dire bene “Cristo Re”, ma con una “ironia speciale”.
Noi diciamo che i veri signori, quelli che comandano nel mondo, quelli che contano, non finiscono mai in croce. I veri signori “non devono chiedere mai” – si dice – e non ti devono spiegare nulla. Chiedono e basta, ordinano. Non si devono giustificare, non ti devono spiegare…
Noi irresistibilmente siamo attratti da uno che è potente così. Se uno riesce a fare così, affascina anche noi e sentiamo che è superiore. Sai perché? Perché uno così (noi non lo saremo mai realmente), se lo vediamo, pensiamo sia capace di ottenere risultati vantaggiosi anche per noi. Purché accettiamo di essergli schiavi, naturalmente.
La sicurezza del comando che ottiene, che ti mette a distanza, premia anche in termini di stima e di sicurezza. Ci fa sentire sicuri, protetti.
I capi delle nazioni (quelli che ti vendono i prodotti, decidono cosa devi vedere in TV o no, cosa devi ascoltare ecc.) hanno imparato questa arte e sanno che il loro segreto sta nella nostra debolezza, nel fatto che non c’è realmente cosa più difficile per un uomo che “dover scegliere”, che essere liberi veramente (è un peso per gli uomini essere liberi). E così essi sono in grado di comandare anche nella nostra vita privata, facendoti comprare e usare e vestire quello che loro hanno già deciso. E prima ancora che tu possa accorgertene, loro passano per benefattori. Noi anche li ringraziamo.
Ma è lo stesso quando i ragazzi si mettono in gruppo e sentono che hanno bisogno anche di un capo che li comandi un po’, che faccia da boss, che sia il più “grande”, che venga imitato, perché così anche loro ne saranno avvantaggiati – sempre purché tutti gli restino sudditi.
E invece, quando viene il “regno di Dio”, la signoria di Dio, questi potenti tornano a farsi vedere per quello che sono realmente: degli impostori. Quando viene “Cristo Re”, quando viene il “regno di Dio” – ha insegnato Gesù – gli schiavi, le molte persone considerate insignificanti e irrimediabilmente perdute, quelle che non sono capaci di decidere per sé perché fragili, quelle che preferiscono vendersi a un altro, perché si sentono deboli; tutte queste ritrovano la loro dignità, la loro speranza. Non tornano di nuovo “sotto padrone”.
Non è soltanto la carità o la generosità della donazione che da qualche cosa ai poveri (questa, grazie a Dio, negli ultimi anni è sempre stata miracolosa). E’ lo stile dei discepoli del Signore che fa così, che prende quello sottomesso e gli insegna a essere uomo.
Guardate: riuscire a essere Signore anche in croce con il ladrone, promettendogli una profezia che suona come una carezza assoluta “dove vado io vieni anche tu”. Questo che muore innocente si prende il ladrone come compagno fino al Paradiso. Senza una parola di troppo, senza retorica o devozione, senza la più minima propaganda (come dire “ecco era peccatore e adesso va nella casa del Padre” – come a sottintendere come siamo bravi. No). Uno stile disinteressato (non ingrandiva il gruppo della parrocchia, Gesù stava morendo qui) perché con l’unica preoccupazione di ridare dignità all’uomo ferito, a un ragazzo insicuro.
Se perdessimo anche tutte le chiese, e le parrocchie, e l’8 per mille ecc… a me non importa. In cambio di questo stile del Signore, che è la sua regalità, non c’è oro del mondo, o corona di diamanti o trono dorato, che valga altrettanto.

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