Anno C – V Domenica di Quaresima

Dt 6,4a; 26,5-11 Sal 104 (105) Rom 1,18-23a Gv 11,1-53

Un’immagine può aiutarci ad entrare nel racconto di questo Vangelo. E’ l’immagine insolita e improvvisa di un uomo che piange. Gesù – si dice – “si commosse profondamente” e poi “scoppiò in pianto”.
Se vi è capitato di vedere nella vostra vita – e non in televisione – un uomo adulto che piange, allora sapete che di fronte a un uomo che piange si capisce veramente qualcosa di quell’uomo e qualcosa della sua verità profonda che non troveremmo altrove. Perché accade questo: quando un uomo piange realmente non può mentire. E noi allora ci sentiamo a contatto con la verità dei suoi sentimenti in un modo che nessuna parola è capace di esprimere. Questo è il potere del pianto: o si finge di piangere oppure, se si piange realmente, ogni bugia e finzione vengono meno.
E in questo Vangelo si racconta che di fronte a Gesù che piange una persona dice “vedi come lo amava” e un’altra invece: “Egli non poteva far sì che Lazzaro non morisse?”.
Un’esperienza così vera e forte di un uomo che piange produce nei vicini due pensieri tanto diversi.
Anche Marta dice al Signore “se fossi stato qui mio fratello non sarebbe morto” come a dire “forse ci eravamo sbagliati, forse tu non gli volevi poi così bene”. Eppure prima il Vangelo aveva apposta insistito a dire: “Gesù voleva molto bene proprio a Marta e a sua sorella e a Lazzaro”.
Allora c’è un segreto in questa pagina: prima che accada il miracolo della risurre-zione, accade tutto quello che poi sarà importante e decisivo – e che neanche il miracolo potrà poi cambiare.
Cosa è importante in questo Vangelo? E’ importante che un uomo morto esca dalla tomba? Eppure Lazzaro esce dalla tomba soltanto per ritornarci qualche anno dopo. Non è dunque così importante perché, a conti fatti, Gesù rimanda solamente la morte di Lazzaro.
Cosa è dunque importante? È importante che prima qualcuno veda nei gesti di Gesù, nel suo sguardo, nelle sue parole, nella sua persona, un’amicizia e un amore che senza condizioni, che Gesù non mette mai in dubbio e non viene mai rovinata da nulla. E per questo prima si insiste tanto a dire che Gesù voleva bene a quelle perso-ne, anzi, gli voleva “molto bene” – dice il Vangelo.
Quello che invece troviamo alla fine di questa storia è che se uno non vede prima la forza indistruttibile di questa amicizia, neanche un miracolo – neanche vedere un uomo uscire dalla tomba – gli cambierà il cuore e troverà sempre una scusa buona per dire quello che già prima lui voleva vedere e cioè che in fondo anche l’amore e l’amicizia di Gesù non sono poi così eterni. Sempre troverà una scusa: anche se è di fronte a un uomo che piange o a un morto che cammina. Potrà dire che non era realmente morto oppure che tanto tornerà di nuovo nella tomba.
Se vogliamo credere questo non c’è miracolo che possa accadere tra noi – e che magari attendiamo ardentemente – che possa far cambiare idea.
Un esempio? Io penso sia un po’ un miracolo che oggi un ragazzo – andando contro corrente – decida di entrare in Seminario. Eppure di fronte a questa scelta mi è spesso capitato di vedere come molte persone che avevano già le loro idee sulla religione e sui preti trovassero anche mille giustificazioni o pensieri (i condizio-namenti, la famiglia, la psicologia ecc.) e pochi si chiedevano realmente cosa dicesse il Vangelo. Strano: ognuno vede quello che ha già in mente, quello che vuole vedere. Anche quando una cosa è molto eclatante.
Ecco, lo stesso accade per il Signore Gesù. Perché quello che è importante è che quando non accade nulla di speciale tra noi (nella nostra vita di tutti i giorni) e sembra non ci siano miracoli, qualcuno si fidi della parola di un uomo che “ama in modo disinteressato”. Che qualcuno pensi che questo amore disinteressato sia realmente la cosa più importante che si può incontrare nella vita, come l’unico segno di Dio veramente certo.
Altrimenti qualche trucco per difendere la nostra incredulità (“sarebbe arrivato qui prima”, “non ci avrebbe lascito” ecc.) lo troveremo sempre, anche di fronte a un morto che esce dalla tomba.
Ma se noi desideriamo di trovare in questa vita uno sguardo assolutamente tra-sparente e disinteressato su di noi, una persona che realmente ci ami, ecco che lo abbiamo trovato. E se invece ci siamo segretamente difesi allora non c’è parola che possa convincerci.
E io vi dico: se proverete a desiderare di essere in qualche modo così, come Gesù, e cioè di voler amare qualcuno e di volergli bene in modo veramente incondizionato e senza nascondere nulla, allora dovrete anche saper sopportare con imbarazzo il fraintendimento dei vostro stesso pianto.

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