Gv 15,1-8 – V Pasqua, mercoledì

In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: “Io sono la vera vite e il Padre mio è il vignaiolo. Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo toglie e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto. Voi siete già mondi, per la parola che vi ho annunziato. Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può far frutto da se stesso se non rimane nella vite, così anche voi se non rimanete in me. Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me e io in lui, fa molto frutto, perché senza di me non potete far nulla. Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e si secca, e poi lo raccolgono e lo gettano nel fuoco e lo bruciano. Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quel che volete e vi sarà dato. In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli”.

Questo testo "parla" se conosciamo a cosa si "riferisce". Altrimenti è come descrivere agli inglesi un bidet quando è tanto se usano la carta igienica: manca il riferente (mi scuso del paragone).

Il referente qui è il testo di Is 5, il cantico della Vigna. Ma come ogni riscrittura, vale per il suo superamento, per il nuovo che aggiunge e per il vecchio che toglie. Cosa cambia tra i due testi che appare evidente e che suona come una nota fori posto in una melodia famosissima?

Direi così: il frutto da ora è portato dai tralci che appaiono dalla comunione del Figlio e del Padre. "Senza di me nulla". Per l’uomo che vuole fare frutto la cosa essenziale è rimanere nella comunione di amore tra il Padre e il Figlio. L’essenziale è già dato. La libera risposta è quanto manca all’essenziale, che però è già dato. Non è più, come per Isaia, una attesa vuota; è una attesa che ha già una caparra, la caparra delle risurrezione di Gesù.

La nota fuori posto della nostra famosa melodia (quella sapienza del vivere e quelle nostre piccole certezze) è questa: la grazia precede, l’essenziale è già dato. E’ realizzazione di una una promessa di Gesù ai discepoli che vive per noi già di un contatto nuovo tra Dio e noi.

Sul questa intima connessione già data in noi, scrive Giovanni della Croce (Cantico I,5-8):

Il Figlio di Dio insieme col Padre e con lo Spirito santo è essenzialmente presente ma nascosto nell’intimo dell’anima. Pertanto è necessario che essa esca da tutte le cose, secondo l’affetto della volontà, raccogliendosi al massimo grado entro se stessa, come se tutto il mondo non esistesse… Posto che colui che amo è dentro di me, come è che non lo sento e non lo trovo? La causa è che egli sta nascosto e tu non ti nascondi al pari di lui per trovarlo e sentirlo. Chi cerca una cosa nascosta deve penetrare fino al nascondiglio dove essa sta e quando la trova anch’egli è nascosto come quella… Bisognerà che anche tu, al fine di trovarlo, dimentichi tutte le creature celandoti nell’intimo ritiro del tuo spirito… qui, chiusa la porta ad ogni cosa, pregherai occultamente il Padre tuo, e allora lo potrai sentire, amare e godere.

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