Gv 16,16-20 – VI Pasqua, giovedì

In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: “Ancora un poco e non mi vedrete; un po’ ancora e mi vedrete”. Dissero allora alcuni dei suoi discepoli tra loro: “Che cos’è questo che ci dice: Ancora un poco e non mi vedrete, e un po’ ancora e mi vedrete, e questo: Perché vado al Padre?”. Dicevano perciò: “Che cos’è mai questo ‘‘un poco’’ di cui parla? Non comprendiamo quello che vuol dire”. Gesù capì che volevano interrogarlo e disse loro: “Andate indagando tra voi perché ho detto: Ancora un poco e non mi vedrete e un po’ ancora e mi vedrete? In verità, in verità vi dico: voi piangerete e vi rattristerete, ma il mondo si rallegrerà. Voi sarete afflitti, ma la vostra afflizione si cambierà in gioia”.

Se rispondessimo noi alla domanda dei discepoli – noi che sappiamo il “finale” della storia – diremmo: questo “un poco” sono tre giorni, il tempo dalla morte alla resurrezione del Signore. E’ il tempo perché il lutto si tramuti in gioia, ecc… C’è una bellissima pagina di T. Mann in “Giuseppe e i suoi fratelli” che potrebbe essere usata a commento di questo “tempo intermedio” (quando Giuseppe è in prigione e esce a prendere una boccata d’aria).

Ma vorrei certcare altrove il senso spirituale di questo “un poco”. Perché non è un tempo indeterminato o lasciato al caso, ma sempre misurato e calcolato. Non sono “tre giorni” ma sono “i tre giorni”, non è “un qualsiasi momento” ma proprio “quel momento” (nella traduzione italiana che usa “un poco” non si cosglie questo specifico).

Allora così inizia a suonarci più famigliare. E’ il grande linguaggio biblico del “terzo giorno”.
il terzo giorno di Abramo (Gen 42)
il terzo giorno delle dieci parole (Es 19)
il terzo giorno della terra promessa (Gios 2)
il terzo giorno di Giona (Gion)
il terzo giorno di Osea (Os 6)
il terzo giorno di Ester…

Tralascio la letteratura rabbinica di questo “terzo giorno” (c’è un Midrash Palestinese…). Trovo invece interessante l’idea di Balthasar dello spazio che apre questo terzo giono. Nella Teodrammatica esprime questo intervallo come un tempo sottratto al tempo stesso: come un Uberzeit, un tempo nel tempo. E’ lo spazio di libertà che chiede l’atto di amore che riconosce il proprio debito. Mentre l’idea di eternità chiede solo una atto perfetto di scambio, il super-tempo che si fonda nel “poco” di tre giorni fissati, media tra il tempo di Dio e il tempo dell’uomo. Il tempo storico di Gesù è una sorta di “interiore temporalità” che ha una sua intriseca valità per il suo rapporto con il Padre, è tempo trinitario… (cfr Teodramma V). Tutto questo sarebbe da approfondire…    

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