VIII domenica dopo Pentecoste

1Sam 3,1-20; Sal 62; Ef 3,1-12; Mt 4,18-22

Tre osservazioni su queste letture.

1) La vocazione cristiana è un evento nel quale mi sento chiamato per nome. Due sono le note: è un evento! non è un cammino di realizzazione, non è la ricerca della felicità, non è il corso fortunato dei più bravi dopo che hanno fatto i chierichetti. Ma è un evento. Un evento significa qualcosa che ci sta di fronte e rompe la linearità della nostra vita. Nel vangelo non c’è scritto che Gesù conosceva da tempo Pietro e Andrea ecc. Evento significa anche che il cristianesimo ha la pretesa di dire: è come quando il tuo ragazzo o la tua ragazza ti stanno di fronte e lei o lui ti chiede di sposarti. Ha la stessa forza di questo il rapporto con Dio. E poi è evento nel quale uno si sente chiamato per noi, cioé nel quale è in gioco la sua singolarità. C’è qualcosa qui che ci posso mettere solo io, per il quale va di me e di quello che sono io.

2) Vocazione cristiana è un evento che si riscrive nella storia, che è accaduto e che continua ad accadere. E’ interessante come nella chiamata di Pietro ci sia qualcosa della chiamata di Samuele e questa richiami anche quella di Abramo (nel doppio “Samuele, Samuele”). Nella mia vocazione c’è la storia dei miei nonnni che si riscrive e riaccade. Se non si coglie la porfondità di questa storia non ci coglie la profondità della propria chiamata. Il cristianesimo allora, nel suo ripersi, si riscive sempre. E sarebbe interessante leggere così i simboli cristiani. Per esempio: cosa della dinamica della croce (quel morire per vivere) si continua a riscrivere anche nei romanzi (perché si riscrive nella vita) da Lancillotto a Erry Potter?

3)Vocazione cristiana è una forma della fede. Ma non l’unica. Questo mi sembra importante. Non riguarda tutte le figure del vangelo, ma non è un privilegio dei dodici. Non riguarda la donna adultura, la sammaritana, l’emorroissa, il centurione… eppure questi a volte hanno una fede più grande di quella che Gesù riscontra in questi dodici chiamati. Pensate quando dice, rivolto a Pietro e ai dodici, indicando una donna siro-efraemita: “non ho visto una fede così grande”. O quando al capo dei soldati sembra dire: “guardate qui, voi non avete una fede così”. Se si tene questo non si chiederà al mondo la vocazione, lascindola a lui, ma sapremo ugualmente trovare quella fede che – anche per noi – sarà un ammaestramento.

 

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