I Domenica dopo il Martirio del Precursore

Is 65,13-19; Sal 32; Ef 5,6-14; Lc 9,7-11

Due osservazioni.
1) Mi sembra importante capire il senso e la logica della domanda di Erode. Siamo tutti portati a credere che Luca l’abbia inserita non perché storicamente gli interessava, ma perché conteneva una logica più profonda che voleva comunicarci.
Anzitutto Luca vorrebbe che questa domanda e questo spaesamento lo avessimo anche noi: “chi è dunque costui, del qualse sento dire queste cose?”. Al centro c’è la volontà di provocare questa domanda: “chi è Gesù?” E che sia una domanda di provocazione…
Ma l’osservazione a questo punto è: questa domanda mi provoca sempre – è una domanda reale – soltanto a partire da un orizzonte di senso a noi contemporaneo. Ecco cosa dice Luca: Erode, di fronte a Gesù, non sa cosa dire e lo interpreta cercando di metterlo nelle sue categorie, tra i vari personaggi profetici che già conosceva (Giovanni il Battista). Quella domanda, se è posta seriamente, ha senso solo a partire da una contemporaneità che allora era il riferimenteo a Giovanni.
Ma questo vale per noi: “chi è Gesù?” è una domanda che si può fare dentro il mio orizzonte di senso di oggi e deve andare ad intercettare questo. Allora ecco, dirremmo noi – al posto di Erode -: Gesù è colui che mi aiuta a tutelare i valori che il mondo contemporaneo sta perdendo. Gesù è quel credo che ci aiuta a non far prevalere le derive di questo mondo contemporane. Per esempio: quando la contemporaneità predica la leggerezza dei legami, Gesù è colui che tutela quel valore della fedeltà e della responsabilità senza il quale non si cresce e non si diventa uomini… Oppure Gesù è quel fondamento buono che mi fa percepire vitale una tradizione, che mi assicura una benedizione nei luoghi della vita che sono fragili: il matrimonio, il battesimo, l’inizio dell’adolescenza con la cresima.

2) Ecco però la seconda osservazione. Direbbe Luca: attenzione a fare così. Perché in questo modo ci si comporta come Erode, che paragona Gesù – che non conosce – al suo mondo di valori che un po’ conosceva (Giovanni), ma resta confuso e vorrebe andare oltre. Quel riferimento al suo mondo gli serve per dire ciò che Gesù non può essere e ad aprirlo ad una ricerca più grande. “Voleva vederlo”, voleva vederlo perché così non gli quadrava. Così dovrebbe essere per noi: vorremmo vederlo perché un Gesù che tutela i valori del passato o serve ai matrimoni non mi quadra.
Ecco: Gesù non si lascia inquadrare negli schemi moderni, ma se siamo onesti, li sfonda, chiede di andare oltre. Come fa con i dodici: chiede di cambiare la loro esperienza di vita, di seguirlo, di condividere il pane con la folla, come farà a breve, perché è solo in un nuovo orizzonte di vita che si capisce chi è Gesù. Chiede, in una espressione, di rinascere a sé stessi, di smetterla di vivere da soli (marito-moglie-figlia). Chiede di leggere continuamente la sua storia. Perché? Perché nell’orizzonte della tua solita vita, come in quella di Erode, Gesù scompare. Semplicemente. Ecco perché! E ti rimarrà sempre la curiosità di volerlo incontrare veramente.
 

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