IV domenica dopo il Martirio del Precursore

Di fronte a un vangelo così forte, vorrei che capissimo che “accade sempre di nuovo”. Ri-accade sempre così, anche dopo duemila anni. Forse non sarà lo steso lago e non sarà il pane stesso. Ma la dinamica e la logica di questo vangelo riaccade sempre.

Da una parte c’è il Signore e dall’altra la folla. Per noi che viviamo nel mondo è bene saperlo: perché il mondo sarà sempre interessato ad altro rispetto a noi. E al di là di tutti i complimenti e degli oratori pieni, se seguiamo il Signore, ci troveremo prima o poi anche noi a lasciare la folla e a cercare un logo deserto: perché in quella logica non ci riconosciamo. Io non mi riconsoco nella logica di tante famiglie. Vivo e ceno con loro quasi tutte le sere, ma la logica loro non la riconsco.

E cosa vuole la folla? E’ duemila anni che è così e chi comanda lo aveva già capito: “dategli le brioche” disse Maria Antonietta per quietari gli animi… Non ci vuole molto a capirlo. Ma anche noi – che infondo le chiese piene ci piacciono – abbiamo le nostre brioche… “le solite cose dell’oratorio, il Bar, il pallone!”…
“Attiriamo i ragazzi!” – si dice. Attirare? Lascialo fare a quelli che mettono reclam. Perché la verità che ho io, non sopporta reclam, non stà nella logica del commercio, non puoi attirare. Quando nasce, si chiama “grazia”, non commercio, non “strategia e marketing” fosse anche del prodotto cristiano.

Cerco persono che non si identificano in questo, ovvero nel mondo. Che vadano via come fa il Signore. Che sentano l’inquietudine di un pane che riempie ma non sazia… che patiscano piuttosto digiunando perché l’uomo è così. Non è vero che è nato per arrafare. Piuttosto digiuna se il pane che ti è dato è dato con disprezzo. Perché ha un senso della giustizia che è più forte della pancia, ed è proprio quella parte che lo rende uomo.
Dico ai ragazzi: quando l’uomo è un consumatore, la religione è una chiacchiera.

Cosa si perde il mondo? Questa vangelo dice: almeno l’idea vitale di un dono. Non di avere cose, ma lo stupore di essere un dono. Come la manna.

Chi si identica con le parole del Signore invece? Invece capisce che Agostino aveva ragione: l’anomo mio è inquieto fino a che non riposa in te.

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