V domenica dopo il Martirio del Precursore

Dt 6,4-12; Sal 17; Gal 5,1-14; Mt 22,34-40

Una premessa e due osservazioni, nella speranza che ciascuno possa portare a casa qualcosa per sé.

a) La premessa riguarda il tema centrale di queste letture: il senso dei comandamenti o di una legge.
Perché per un cristiano non basta una generica “legge del cuore”, un “ama e fa ciò che vuoi”? Lo ripeto: non basta. Ma, dall’altro lato, non ha senso parlare di una legge (neanche delle regole di una famiglia, o del mettere a posto l’aula giovani) senza la percezione che tutto è detto perché qualcuno si prende cura di te.
Lo dico con una citazione di P. Beauchamp che per me resta bellissima:

La legge è preceduta da un “Sei amato” e seguita da un “Amerai”. “Sei amato”: fondazione della legge, e “Amerai”: il suo superamento. Chiunque astrae la legge da questo fondamento e da questo fine, amerà il contrario della vita, fondando la vita sulla legge invece di fondare la legge sulla vita ricevuta. Il Vangelo si basa su questo punto d’impatto.

1) La prima osservazione riguarda la totalità dell’amore che è richiesto. Abbiamo letto:

amerai il Signore tuo Dio con tutto il cuore, con tutta la vita, e con tutta la tua forza

Parole che riprende Gesù, cambiado “anima e mente” al posto di “nefesh”-respiro- e “mod”-forza (nel senso dei mezzi a diposizione).

Penso che queste parole possono essere più chiare se capiamo che l’amore è sempre una esigenza totale. Non una esigenza parziale (non: mi stai simpatico fino a che mi fai ridire – questa non è una amicizia) ma esigenza totale (qualunque cosa tu diventerai io non smetterò di amarti) – pur in infinite forme diverse. Ripeto: l’amore è sempre una esigenza totale che vive in forme infinite e diverse. Ma è esigenza totale!
Non puoi dire: se mi chiedi anche questo, allora non ci stò. Se mi chiedi anche di fare fatica in parrocchia allora me ne vado. Se mi chiedi anche di “pensare” a catechismo, allora preferisco andare altrove. Dici così solo perché non hai colto il legame vero, non hai colto l’esigenza totale che tu stesso hai di voler bene nella totalità delle sue richieste. Anche perché (fidatevi) il limite, se lo pongo io, è semper bassisimo: è sempre “ti voglio bene fino a che fa comodo a me”. Invece si vuole bene solo nella totalità. Poi spettererà a te trovarne la forma. Ma la forma avrà sempre l’impressione di essere totalizzante. Altrimenti non c’è. In questo senso l’espressione “aumenta la nostra fede” è ambigua. E’ falsa, se è intesa come “rendici più disponibili”… Quando è fede è fede, ne basta un granello e sposta le montagna (paradossalemnte). E’ vera, se è intesa come richiesta di una percezione totale dell’esigenza di Dio. Ponici di fronte alla totalità che sempre richiede un amore per essere amore, una fede per essere fede. Altrimenti non è niente.

Cosa significa?
Io ho in mente la faccia di alcuni ragazzi, presi nel loro mondo, quanto gli fai una richiesta e loro ti dicono “ma è troppo”. Sai perché? Perché questo discorso che un amore è tale solo se percepisce la sua esigenza infinita è sospetto nel nostro contesto culturale. L’ho detto altre volte. Non è che tu non ce la fai – noi abbiamo fatto gli educatori, l’università, le mamme e i papà con i figli (uno a Como ha tre figli e ne ha “adottati” altri sette e in più lavora)… Non è che non ce la fai, è che vedi sospetta una richiesta totale. E’ che percepisce la tua esigenza solo parziale.
Potremmo andare avanti. Ma notate questa sera (per chi ci sarà – e non sarà chiedergli troppo di esserci) quanto è stato totale il coinvolgimento di questi ragazzi anche solo per farvi una festa…

2) La seconda osservazione riguarda il Vangelo. I due comandamenti di Gesù sono a) da non confondere b) da tenere insieme c) da percepire sproporzionati.
a) Da non confondere, in questo senso: quando ne manca uno (è il nostro problema) l’altro diventa come Dio, o io stesso con i miei problemi diventiamo come Dio. I problemi miei diventano i problemi enormi di Dio. Non c’è più nulla al di sopra tra me e te, che faccia da arbitro tra me e te, che faccia giustizia tra me e te. Io comando – sono io Dio – oppure tu comandi, sei tu Dio. Ed è un disastro. Per questo noi parliamo (a cetechismo) di un ORDINE DEGLI AFFETTI. Senza questo (senza Dio) la tesi critiana è che non esistono affetti ma solo narcisismo oppure sottomissione e servilismo (sei schiavo dell’altro).
b) Da tenere insieme, in questo senso (è facile da capire): se l’amore per Dio non ha a che fare con l’amore per i fratelli, non è difficile, non è amore per Dio, ma è una fantasia del Pensiero.
c) Da percepire sporporzionati, in questo senso. Questo è più dimenticato. I due comandamenti hanno un ordine che va rispettato e hanno misure diverse che vanno percepite. Solo di Dio è detto: “con tutto il cuore, vita e forze”, dell’amore per l’altro è detto invece “come te stesso”. E anche l’ordine ha la sua importanza: pur essendo uniti, prima c’è il comando di amare Dio e poi i fratelli. Di nuovo: l’ordine degli affetti è esigenza del comando dell’amore. Converà che prima o poi ci pensiamo.

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