I domenica dopo la dedicazione

At 10,34-48a; Sal 95; 1Cor 1,17b-24; Lc 24,44-49a

Le letture di oggi ci spingono a riflettere su caso serio del nostro essere cristiani.
Dico il “caso serio”, perché fino a che si ha in mente che il cristianesimo è un fatto di “bella compagnia”, di “ritrovi colarati”, di “bar dell’oratorio”… Senza accorgerci che – anche in parrocchia – già subito ci sbraniamo e litighiamo e che anche tra ragazzi dopo un attimo nascono le divisioni… E c’è una sofferenza anche tra noi. Allora nasce il “caso serio della fede”, allora ci si domanda cosa è questa fede che “colora il mondo”, che dà la “vera letizia”, che vale la pena di essere portata fino ai “confini della terra”. Ecco che nasce il caso serio.

E il caso serio è questo: c’è una logica del Vangelo, una logica di Dio e, dall’altra parte, una logica del mondo, non necessariamente “cattiva”, “distruttiva”, “perversa”, ma lontana dalla logica del Vangelo.
Lo abbiamo ascoltato: “noi annunciamo il Vangelo – dice Paolo – che è scandalo per i Giudei (uomini religiosi) e stoltezza per i pagani (i non religiosi)”.

Un esempio?
Abbiamo visto sui giornali in questi giorni le foto di una Roma distrutta dai vandali. Tremendo. Ma abbiamo pensato che quello che c’è di tremendo non è solo il danno economico, la quantità della distruzione, ma il vero danno è il non-senso di questo atto? Il danno non è solo la macchina incendiata ma il gusto di distruggere una macchiana per distruggere. La logica del mondo dice che il male c’è per il danno (economico) che produce. La logica del vangelo dice che – non è prima una questione economica – ma che anche se non si fanno danni, l’uomo non è fatto per fare del male. Anche stuzzicare il compagno di banco, per il gusto di fare del male, non avrà le stesse conseguenze di quei vandali e non andrà sui giornali, ma se è – nel nostro cuore – fare male per fare male, è assolutamente uguale. Anzi, meno il male è eclatente, più è meschino, se non vale neanche i soldi dell’avvocato, più è cristianamente tremendo, anche se socialmente meno evidente ed eclatante.

Ma il Vangelo dice altre due cose importanti che vorrei mettere in luce:
1) Questa “logica del mondo” e “logica del vangelo”, non è una suddivisione tra credenti e atei, tra uomini religiosi e libertini. E’ invece anzitutto una divisione che sta dentro ogni uomo e quindi anche dentro ciascuno di noi come cristiani.
Dice Pietro “sto rendendomi conto che Dio non fa differenza di persone”. Riguarda circoncisi e non circoncisi, uomini spontaneamente religiosi e altri. Riguarda il cuore che viene diviso, direbbe Paolo altrove, per cui “faccio quello che non voglio e non riesco a fare quello che vorrei”.
Il Vangelo non divide gli uomini tra di loro, ma divede il loro cuore, divide il nostro cuore. La chiesa non divide gli uomini tra credenti e non, ma (come scrive Bonhoeffer) divide ogni uomo, ogni giorno, tra la decisione di aderire al Vangelo e quella di perderlo.

2) Questa possibilità appare come scoperta sicura, come certezza trovata, soltanto alla luce del Vangelo. Accade per noi sempre ogni giorno, come per ogni uomo al quale viene raccontata la storia di Gesù. E accade come scoperta. Abbiamo ascoltato “mi rendo conto che Dio non fa differenze”. E nel Vangelo “Gesù aprì le loro menti al senso delle scritture”. Non ci arrivavano da soli. Pensavano che l’unica possibiltià erano le cose così come vanno. Invece il Vangelo è scoperta e la scoperta è lo stupore che una cosa c’è e poteva non esserci.

Oggi il mondo fa di tutto per dici che invece non c’è alternativa, che le cose sono solo così. Che l’uomo è fatto per la sua sopravvivenza e realizzazione (e se questo costa a qualcun altro, non importa, peggio per lui, nascondiamolo). Che è d’obbligo, per esempio, che quanti ti sposi cerchi casa vicino al lavoro e non vicino alla tua comunità e che poi si è destinati a vivere da soli, anche dopo anni di “comunità” in oratorio. Perché, cosa vuole, prima c’è… Come a dire: non c’è alternativa.
Annunciare il Vangelo è smascherare questo inganno: che la logica del mondo non è l’unica possibilità. Che si può vivere felici anche con nulla, amati anche se fisicamente da soli, sorridenti anche malati.
Si può, e noi lo abbiamo visto sulla faccia di tanti uomini che ce lo hanno testimonianto con la vita. Se questo ci divide il cuore, all’inizio ci farà un po’ male, ma è Vangelo, è il caso serio della vita.

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