Messa di Natale

C’è sempre un gioco tra il buoio e la luce.
Quando ero piccolo, una sera d’inverno è saltata la luce in tutta la via e siamo rimasti al buio per un’ora.
Per noi è normale accendere e spegnare una luce. Così ce ne sentiamo padroni. Quella sera però abbiamo dovuto fare l’esperienza del buio e accendere delle piccole candele. Ma con le candele non si riesce a fare tutto quello che si fa con una lampadina o con il sole. E io non sopportavo stare a lungo al buio. Quando mi alzavo di notte per andare in bagno, non potendo accendere la luce perché nella stanza c’era mio fratello che dormiva, mi immaginavo che in quel buio potesse accadere di tutto e che si nascondessero dei mostri che sarebbero magari usciti da un momento con l’altro.
Per questo tutte le culture festeggiano la fine del buio e l’inizio della luce. Perché nella vita c’è sempre un gioco tra il buoio e la luce.

Ma diventati grandi si diventa padroni della luce e si smette di avere paura del buio. Si insegna ai piccoli la “serietà delle cose e della vita”. La luce non scaccia i mostri delle tenebre (che sono una fantasia della mente), ma è solo uno strumento per il lavoro. Al più è una decorazione, un bell’effetto, un’emozione. Non c’è tempo per fantasticare sulla luce e sul buio. Non c’è quasi più tempo per stupirsi neanche di quelle luci che con i fuochi, nel periodo più buoio dell’anno, rompono il clima cupo per creare uno spazio di mille lucine. Non c’è tempo: la serietà della vita insegna che la luce è solo strumento e costa, costa sulla bolletta, e mi raccomando di spegnarela.

Non lasciatevi ingannare. Portate i ragazzi dove non si vedono che le stelle, e in quel buoio insegnategli cosa è l’uomo. Portateli in montagna di notte al chiaro della luna e insegnategli a ringraziare per quella luce. E andateci quando non c’è la luna, e avete poche tornce. Insegnategli a pensare alla luce non come il costo della bolletta o come all’emozione che passa. E insegnategli a guardare al sole non come l’artefice dell’abbronzatura. Insegnateglielo andando a fondo nella realtà — se siete grandi e seri — perché anche la luce è mistero – a fisica il mio professore di “ottica quantistica” diceva: se c’è una cosa che non sappiamo cos’è davvero è proprio la luce.

Nella vita c’è sempre un gioco di buoio e luce. Non è solo una bella immagine. Alle mie spalle c’è un grande mosaico che sono tante perline o pietrine una vicino all’altra. Lo hanno inventato i cristiani da un gesto molto affettuoso del gioco del buoio e della luce. I cristiani delle catacombe mettevano delle perline sulle tombe dei loro cari, perché lì sotto non si vedeva niente. Le catacombe erano cimiteri. E ce n’erano migliaia: tutti i morti li mettevano lì, non solo quelli delle persecuzioni. Tutti i morti li mettevano lì, perché i credenti non avevano un posto al sole, e ci mettevano delle perline. Qualcuno ce ne metteva un po’ di più. E poi qualcuno ha cominciato a formare una figura. Così, quando passavano con la lanterna, brillava qualcosa, lì. E dicevano: “E’ la zia, lo so”. Un gesto d’affetto, che diventa immagine e gioca con la luce.

Qui impariamo che, dietro a segni anche molto semplici e molto modesti, se abbiamo la delicatezza e l’avvertenza di volerli percepire, per tutti noi piccoli uomini, donne, bambini e cuccioli quanti siamo, dietro quei segni c’è qualche cosa di inimmaginabile.

C’è un uomo che desidera e che sa che i mostri del buio non sono solo il frutto delle immaginazioni dei bambini. Dietro questi segni c’è un uomo religioso, pauroso e fragile, che aspetta una certezza. Dietro alla bolletta o alla luce “al neon” c’è solo un uomo economico. Ma dietro a quei gesti di luce c’è il nostro essere uomini religiosi. E solo in questo essere uomini religiosi capiamo chi siamo veramente come uomini. E allora capiamo perché festeggiamo questa notte e perché accendiamo piccole candele. Non è una fantasia della mente, ma quello che siamo realemente. E’ un pezzo di storia. Anche perché, quando è nato, era davvero notte in quella parte del mondo, per molti uomini. Come è davvero notte ora. Non dimentichiamocelo.

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