Penultima Domenica dopo l’Epifania – della divina clemenza

Os 6,1-6; Sal 50; Gal 2,19-3,7; Lc 7,36-50

Forse merita che diciamo la verità su quello che pensiamo o sappiamo su Dio, prima di leggere questo Vangelo. La verità è che noi, come veniamo al mondo, su Dio non sappiamo nulla. In questa condizione sono ancora oggi, non solo i bambini (per i quali che Dio esista non è mai in discussione), ma anche i ragazzi grandi, spesso i nostri ragazzi. Non c’è un messaggio che tutti già sappiamo su Dio o che tutti scopriamo in modo evidente.
Quando poniamo seriamente la questione, ci accorgiamo che il massimo che si piò dire è che “Dio c’è”, che “ci deve essere da qualche parte un Dio”. Così sono e così pensano la maggior parte dei nostri amici, per i quali la questione su Dio nasce e muore qui – tolta dalla tradizione, e dalle preghiere della nonna.

Nel Vangelo c’è una donna –grandissima questa donna– che sa che non è così. Non può essere così. Se Dio fosse così che mi pianta qui nella mia vita, che (per dirla come Giobbe) se la prende per magari i miei errore da adolescente, che mi fa pagare quanto ho sbagliato o mi lascia in balia alla fortuna e al caso… se la questione su Dio finesse con la battuta dell’amico che ti dice: Lui sta lontano, oppure tu stacci lontano… sarebbe una cosa per la quale non vale la pena parlare di Dio. Semplicemente.

Non può essere così! questo è quello che sa questa donna e questo è quello che sfida, rischiando molto. Come – permettete – non può essere che a Dio non importi nulla per esempio di “questo” ragazzo che io vedo, magari tutte le mattine a scuola, che non è che “non ha voglia di studiare” (chi l’ha avuta?), è che “non ha voglia di vivere”. Ed è così perché nessuno gli ha mai insegnato uno scopo per cui “vale la pena” vivere – forse senza mai avere avuto una madre e un padre. Ma non gli viene anche a Lui mal di pancia a vedere lo schifo della via qui dei bar alla domenica mattina… a vederlo barcollare tra le macchine “quel ragazzo” – con gli amici che filmano– ma non gli viene anche a Lui mal di pancia? Ma è possibile che stia su -onniscente e muto. Io non ci credo, dice questa donna.
E vogliamo dire cosa è l’essere lupi tra compagni di classe. Lupi, non uomini. Quanto si è capaci di far soffrire un ragazzo per puro divertimento.
Che Dio sia lì ad aspettare, pronto poi per giudicare alla fine (qui comparirà in quella mentalità) dicendo: tu sì, tu no.

E se fossimo onesti… dovremmo dire di noi. Dovrei dire di me. Potrebbe Dio avermi in collera all’infinito o come dice Peguy, non è possibile questo. Non è possibile che Dio non sorrida, qualunque cosa possiamo avere fatto, alla sera dopo che abbiamo detto il nostro Padre Nostro. Non può essere che Dio ci chieda di più.

Allora è molto più seria la quesitone su Dio. Ci vuole un bel coraggio, il coraggio di questa donna, a credere – contro tutti e contro anche la religione che mette l’incenso – che Dio ti dica: a te sono perdonati i peccati. Ci vuole coraggio a credere che la prossimità di Dio sia così, a credere che la vita stessa vada avanti -malgrado tutto, e contro ogni senso di Dio e del Sacro – proprio in forza di questa infinta prossimità.

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