Domenica delle Palme

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Mi sembra che il Vangelo e la festa di oggi siano caratterizzati da una serie di “alti e bassi”. Questi “alti e bassi” mi ricordano gli alti e bassi della nostra vita, anche della nostra vita spirituale che non è mai piatta. La vita non è mai piatta.
Anzitutto c’è Gesù che entra a Gerusalemme e viene acclamato dalla folla, c’è una festa di Pasqua da preparare, c’è una cena tra amici, c’è il gesto del profumo di nardo… Però poi ci sono anche le ombre: c’è Giuda che si lamenta, ci sono le spie l’ordine di cattura e c’è anche l’ordine della morte di Lazzaro.
Pensavo che così è anche la nostra vita: raggi di sole e di luce vera e poi momenti di tenebra e buio. Scrive Lewis in un suo libro: “la cosa che più li si avvicina all’eterno per chi è mortale è l’ondulazione – cioè il ripetuto ritorno di una serie di depressioni e di elevazioni”.


Però, in questo vangelo, luce e tenebra, alti e bassi, hanno un loro centro e un loro orientamento: vanno verso la Pasqua di Gesù, la sua morte e risurrezione.
Al cuore di questa pagina, oltre alla gente che fa festa e cerca Gesù, per Lui c’è un’amicizia preziosa: quella con Maria e con la comunità di Lazzaro. Mi colpisce che anche l’intimità di questa cena sia segnata dalla incomprensione: Maria fa un gesto enorme di amore e di riconoscenza infinita. Certamente non un gesto a caso, ma un gesto di ringraziamento per Lazzaro che Gesù ha riportato in vita…  cosa aveva Maria di più caro della vita di Lazzaro? L’olio più profumato e prezioso era nulla a confronto.
Eppure, la gratuità di questo gesto scatena la polemica di Giuda: “a che serve? Meglio qualcosa di più utile”. In questa polemica leggo la domanda di tanti che mi chiedono: “perché preghi? Non è uno spreco di tempo le tue messe, le tue orazioni?” Come questo unguento? Meglio usare quei soldi per i poveri…?
Invece, proprio quel gesto di Maria quel profumo che tra un’ora sarà già scomparso… è la cosa più grande che un uomo può fare: perché significa amare. E ogni gesto di amore non può essere mai letto solo con il metro della utilità o inutilità. Anzi, talvolta quanto più è gratuito tanto più è un gesto vero d’amore. Ma la vita, se fosse priva di questi gesti, sarebbe prova di amore, di affetto, di musica, di profumo…. Davvero non varrebbe la pena di essere vissuta.

Scrive Viktor Frankl, dopo la sua esperienza in un lager: “è proprio del sacrificio avere come presupposto l’apparente inutilità in questo mondo, nel mondo del successo.” Nel mondo del successo… appunto, ma nel mondo degli affetti, dei legami è tutto diverso. Ci sono ragazzi che stanno vicino alle proprie morose o morosi nei momenti difficili, vogliono consolarle, ma gli sembra che sia inutile, talmente abituati alla logica di un “successo pratico”, gli sembra quasi sprecato quello che fanno se non vedono subito un cambiamento. Ma no è così: se vogliono bene, anche se non vedono un risultato immediato, non possono non fare ciò che fanno ed è questo stesso atto di amore che alla fine diventa più importante di ogni altra cosa.

Se dal punto di vista di Maria questo è stato un gesto di ringraziamento verso Gesù, dal punto di vista di Gesù questo è un gesto di consolazione e di preannuncio della sua morte.
Gesù quindi tesse un filo, un legame, tra la sua morte e il gesto d’amore gratuito del nardo di Maria.
Già tra amore e morte, tra l’affetto e il confine ultimo della vita c’è e ci sarà sempre un certo legame. Perché è solo sulla soglia delle cose ultime, è solo avvicinandoci a ciò che non ha ritorno ed appare essere definitivo che cadono tutte le distrazioni ed emergo con forza ciò che contava, ciò che dava senso, ciò che costituiva la sostanza della nostra vita. Solo affacciandoci a questa soglia, i litigi per poche cose, le offese da nulla perdono valore e scopriamo quanto gli volevamo bene… “Gesù li amò sino alla fine” ed è da questa fine che tutto si illumina, che la violenza viene trasformata in sacrificio, dono e gesto d’amore e così anche noi impariamo a vedere negli altri non tanto un insieme di pregi o difetti, non tanto un uomo laureato, un lavoratore di successo… ma l’opera di Dio, il segno e la presenza di Dio stesso nella nostra vita. E quando abbiamo Dio, quando l’abbiamo intravisto negli altri, nulla ci manca.
Scriveva Simon Weil: “il falso Dio muta la sofferenza in violenza. Il vero Dio muta la violenza in sacrificio d’amore.”