Ascensione del Signore

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Nel 1961 i sovietici riuscirono per la prima volta a mandare un uomo nello spazio. Forse il primo cosmonauta Gagarin o forse la propaganda anti-religiosa sovietica fece dire: “non vedo nessun Dio quassù”. Si voleva così dire che i cieli che preghiamo e dove il Signore è asceso fossero in realtà vuoti. L’altezza a cui tende la nostra vita, ciò che ci sta davanti oltre le nuvole, è solo spazio vuoto e freddo: non c’è un abbraccio che ci attende, non c’è un uomo (con tutte le sofferenze di un uomo vero) ad aspettarci. Assurdo: come se avessimo bisogno di andare nello spazio per confutare o dimostrare Dio? Come se i cieli fossero soltanto il “sopra le nuvole”.
Eppure, nella realtà, neanche per gli astronauti “i cieli” sono solo spazi freddi e vuoti sopra le nuvole, ma hanno un loro significato simbolico, metaforico e reale al tempo stesso. Insomma, questo spazio sopra di noi significa qualcosa? Certamente simbolicamente ci affascina e ci incanta, ben oltre lo spazio fisico.

Ora pare che lo conosciamo benissimo: ci mandiamo satelliti e lo esploriamo, eppure “i cieli” restano sempre “oltre” e “al di sopra”, continuando a farci spostare sempre più in là il nostro desiderio di vedere. E non sarà un caso che nel 1969, quando Buzz Aldrin metteva piede sulla luna per la prima volta, dopo il suo compagno, durante un momento di silenzio decise di fare la comunione e bere il vino consacrato e l’ostia che dalla terra si era portato: “ho versato il vino nel calice che la chiesa mi aveva consegnato. Con la gravità pari ad 1/6 di quella terrestre il vino uscì lentamente e si andò con grazia a raccogliere nel calice” racconta l’astronauta. “Poi lessi Giovanni 15:5 “Io son la vite, voi siete i tralci. Colui che dimora in me e nel quale io dimoro, porta molto frutto; perché senza di me non potete far nulla”. Avevo in mente di leggere di nuovo quel passo alla Terra da lassù, ma all’ultimo momento mi fu richiesto di non farlo. La NASA era già invischiata in una battaglia legale contro il famoso oppositore della religione, contro la lettura del libro della Genesi da parte dell’equipaggio dell’Apollo 8, mentre si trovavano in orbita intorno alla Luna il giorno di Natale”. Così testimonia l’astronauta in una sua intervista e anche oggi, nella stazione spaziale internazionale, dove si fanno gli ultimi esperimenti scientifici, dentro una strumentazione compare una croce e delle icone.

Sono solo suggestioni, ma ho impressione che pensare a un cielo vuoto, indifferente e freddo sia davvero disumano anche per chi oggi abita per qualche tempo in quelle immensità. Tornando con i piedi sulla terra, pensare che il nostro destino eterno sia l’abbraccio di un uomo che ci ha amato invece che il nulla, come anche restare ammirati dai tanti uomini che imitando Gesù ci fanno alzare lo sguardo… è l’antidoto migliore alla depressione e al cinismo freddo e utilitaristico dei nostri tempi.

 

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