VI domenica dopo Pentecoste

Link alle letture.

Il tema delle letture di oggi è quello della simbolica del sangue e dell’alleanza. Il sangue che sparge Mosè sul popolo e il sangue misto ad acqua (lo Spirito) che effonde Gesù dopo la sua morte. Tutto questo richiama la questione dell’alleanza che è anche il titolo che diamo ai libri sacri: nuovo e antico testamento significano appunto “nuova e prima alleanza”.

Mi sembra oggi una cosa lontanissima parlare di una “alleanza con Dio” quando talvolta addirittura stentiamo a credere nella sua esistenza. Però forse non è così. E’ più facile vivere un’alleanza con Dio che domandarsi della sua esistenza. Leggendo un libro che racconta la storia di uno psicologo ebreo catturato in un campo di concentramento c’è un’espressione che mi ha colpito: un amico internato aveva fatto un “patto con il cielo”, era disposto a sopportare le grandi sofferenze del lager a patto di poter pensare che Dio avrebbe salvato la persona che amava. Lo psicologo (V. Frankel) commentava: per quell’uomo la sofferenza aveva assunto un significato, dentro di lui il tutto non era senza senso.

Certo, da fuori può sembrare una cosa che esiste solo nella testa delle persone, eppure vissuta da dentro è tutt’altro che così. Del resto anche l’amore tra due persone è qualcosa che esiste solo a patto di credervi ed esiste proprio solo nella testa e nei cuori di quelle persone. Non perché qualcosa implica una decisione allora deve essere necessariamente solo il frutto di una decisione.

“Fare un patto con il cielo”, “fare un voto”, credere in una alleanza (anche solo in uno “scambio”) è qualcosa di molto più spontaneo e naturale che domandarsi se Dio esiste o no. Credo esista infatti un aspetto della religione che non può essere limitato al campo della “conoscenza di cose su Dio”… si tratta di cogliere un vincolo, come tra le persone. Con Dio è più facile sentire un vicolo, fare una promessa, fare una rinuncia, darsi una regola… e allora “è come se Dio già ci fosse” piuttosto che soltanto rifletterci sopra. Dio compare nel momento in cui facciamo una alleanza con lui e scompare nel momento che iniziamo a domandarci e a chiederci di lui.

Tra le tante cose che bisognerebbe dire su questo tema, vorrei mettere in luce ora solo due aspetti. C’è qualcosa che fa del sangue di Gesù anch’essa una alleanza come quella di Mosè, ovvero, c’è un elemento di continuità di questo “patto con il cielo” e c’è qualcosa invece di completamente nuovo che deve farci pensare.

L’elemento di continuità credo sia l’unità che il patto crea (il simbolo del sangue). Dio può starsene lontanissimo nella nostra vita: come mi disse un ragazzo, ci sarà ma io faccio la mia vita e lui la sua. Tuttavia, non è più lontano ma entra improvvisamente nella vita laddove io accetto un vincolo e questo vincolo crea unità: entra in una misteriosa parentela “di sangue” (ecco il simbolo) con gli uomini. Questa unità tra la mia vita e Dio esiste solo se lo decido, se acconsento a un legame, se accetto un patto invece di romperlo. Per questo, in epoca profetica, era il “matrimonio” tra l’uomo e la donna il simbolo più usato per dire questo patto. Tuttavia, non esiste a prescindere dal riconoscimento e dalla volontà di un legamene. In altri termini, Dio starà sempre lontano a meno che tu non voglia farlo venire vicino.

L’elemento di discontinuità è invece richiamato dal segno delle ossa non spezzate di Gesù che ricordano le ossa che non potevano essere spezzate dell’agnello pasquale sacrificato in segno della libertà dalla schiavitù dell’Egitto. Un patto con il cielo è sempre qualcosa che facciamo o che dobbiamo fare perché abbiamo paura, perché c’è qualcosa che ci sfugge in questa vita o ci sentiamo piccoli e insicuri. Prometti tanti cose quando tocchi con mano il dolore. “Toglimi tutto ma non lei” aveva detto rivolto al cielo il papà di una ragazza che sembrava stare per morire. Non c’è nulla di strano: è normalissimo che sia così e lo è per tutti, compresi i non credenti. I nostri patti con il cielo (le nostre alleanze) nascono dalla fragilità e saranno sempre l’alleanza tra un Dio re e i suoi vassalli.
Credo che la nuova alleanza tocchi questo punto: “non vi chiamo più servi ma amici” aveva detto Gesù. “Non temete” ripeterà tante volte il Risorto. Quel patto con il cielo che tante volte, fin da ragazzi, era nato dalla paura e dalla nostra fragilità mi sembra diventi segno di una liberazione: liberazione dalla paura, liberazione dal nostro senso di colpa, liberazione dai rimorsi di non essere stati all’altezza, di non aver rispettato… -non so se si può dire- ma “liberi anche di sbagliare” perché c’è una misericordia più grande dell’errore.

Poter dire “tutto è compiuto” insieme a Gesù invece di doverlo dire noi da soli. Chi di noi potrebbe dire da solo della sua vita “tutto è compiuto”? Credo solo una persona molto arrogante -perché da soli- sappiamo bene che nulla è compiuto. Alla fine di una vacanza, di una storia, di una esperienza, quante cose restano ancora in sospeso. Credo che la nuova alleanza ci permetta di perdere l’ansia di questo dover compiere tutto noi, ma possiamo partecipare dell’alleanza di Gesù. E come scoprire che nella vita non ci sono nostri “patti perfetti con il cielo” ma solo seguire il Vangelo di Gesù.

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