II domenica di Avvento

Link alle letture

Due aspetti mi colpiscono di queste letture. Il primo è il grande bisogno di speranza che viene descritto ed è un desiderio che sento molto attuale. Sono due settimane che piove senza sosta e mi sono domandato se ormai la tristezza di questo tempo non ha coperto il mio desiderio di sole -quasi facendomelo dimenticare. Ma non avviene solo per il tempo meteorologico: settimana scorsa meditavamo sulla nostra fatica a pensare positivamente il futuro, a imparare a sorridere. È un tema centrale anche in queste letture. Il profeta Baruc dice: Guardate ad oriente, dove sorge il sole… ecco, quei soldati quei ragazzi che erano partiti per la guerra, quelli scappati o profughi, o quelli incalzati dai nemici, ecco, ora ritornano e Dio te li ha riportati come su una carrozza regale.
Come dire: tutto ciò che pensavi di aver perso per sempre, tutti i tuoi legami e affetti che credevi perduti, guarda ad oriente e tra poco li vetrai tornare. Bellissima immagine di speranza. La speranza come “ritrovare ciò che ci sembra andato perduto”, la speranza come “riallacciare legami che si erano rotti”. Perché il “nemico” è colui che separa (“diavolo” ha questa etimologia), è l’esercito che deporta, mentre Dio è colui che ricuce, che fa tornare indietro, che tiene uniti.

Anche Paolo parla della stessa speranza, ma in modo diverso. Dice: abbiamo il dovere, noi che siamo forti, di sostenerci gli uni gli altri. Per Paolo la speranza ha questo aspetto di consolazione e di aiuto reciproco molto pratico. Come dire: sii tu motivo di speranza per gli altri. Sii tu forte e capace di sostenere e dare speranza a chi non ne ha più. Fatti vicino. Però, è bello che anche Paolo concluda dicendo: se volete sostenervi gli altri, voi stessi dovete essere ricchi di ciò che altrimenti non potete donare.
Anche il Battista nel Vangelo, pure con immagini molto più solenni, sostiene la stessa speranza. Se infatti è un tipo di giudizio che potrebbe mettere anche paura, “bruciare nel fuoco inestinguibile”… tuttavia, è sempre una speranza contro l’ingiustizia.
Anche oggi c’è una dilagante ingiustizia: non persone con due tuniche e persone senza, ma persone con mille tuniche e persone senza. Pensare alla speranza semplicemente come il compiersi di un desiderio di giustizia. Speranza sarebbe non sopprimere dentro di noi il nostro senso della giustizia.

Speranza come “ritrovare ciò che si era perduto”, speranza come “aiuto fraterno concreto” e speranza come “sentimento di giustizia”. Sono tre declinazioni che potremmo attualizzare ancora per noi -ognuno a modo suo. Cosa chiedo al Signore? Cosa di importante la vita mi ha sottratto che desidero con tutto me stesso poter ritrovare? Chi posso concretamente sostenere ed essere io stesso motivo di speranza per qualcuno? Quali ingiustizie vedo che sono il segno che ho ancora speranza?

Una seconda osservazione su queste letture. San Paolo insiste anche nel dire che dobbiamo sostenerci a vicenda ma “senza compiacere noi stessi”. È la stessa indicazione -almeno credo in parte- che unisce le richieste del Battista alla folla che viene da lui. Cosa deve fare questa folla? Devono condividere con chi non ha nulla, devono fare bene il loro lavoro onestamente, gli esattore non devono rubare facendo la cresta e i soldati non devono usare la violenza per avvantaggiarsi di qualcosa. Non è molto infondo, eppure credo sia sempre in ogni tempo difficile per un motivo: sono tutti gesti che richiedono di “non compiacere noi stessi”, di non mettere noi stessi davanti agli altri, di non pensare alla nostra realizzazione o al nostro successo prima di tutto.
Sembra una indicazione poco attuale? Non direi. Credo oggi si stia diffondendo sempre più la necessita e il bisogno di avere in qualche modo “successo”, di raggiungere una qualche eccellenza, di essere riconosciuti come persone “realizzate”, di ottimizzare, del continuare a migliorare. C’è poco spazio e poca misericordia per chi non ce la fa, per il fallimento, per chi non eccelle, per chi è soltanto mediocre. Sono fermamente convinto che questo nuovo valore stia prendendo molto piede. Apparentemente positivo (come biasimare chi riesce ad avere successo?) per molti tuttavia inizia a diventare un peso, una meta sempre più ambiziosa. Come osserva Lewis: tale ambizione è la chiave della nostra competizione reciproca, è l’inizio del nostro metterci gli uni contro gli altri. Nutrire invece stima anche di chi non ha avuto così tanto nella vita, accontentarci del nostro “stipendio”, come dice il Battista, o –in altre parole– “smettere di compiacere noi stessi” avrebbe sicuramente il vantaggio di alleggerire i nostri figli da molte delle loro ansie. Anche qui: si tratta di imparare a sorridere del poco o per dirla con un poeta:

Raccogliere lungo la strada migliaia di sassi
e conservarne, alla fine del viaggio, soltanto uno.
Légati a una sola stella. La più lontana, diceva.
– Hai il potere di prolungare la vita? chiese un saggio a un altro saggio.
– Ho il potere di prolungare la speranza, gli rispose costui.
Il cielo, da lontano è un cielo. Da vicino, è niente.
A Dio, il fardello del Tutto.
All’uomo, la parte del poco.

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