Solennità dell’Annunciazione

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Il Vangelo di oggi ci pone davanti la domanda più decisiva che l’uomo si possa fare. È la domanda più importante e al confronto, se ci si pensa, tutte le altre domande sono pure curiosità.
Ma è vero che Dio si è fatto uomo? È vero che c’è stata una donna a Nazaret che ha accolto Dio? C’è stato questo incontro tra il Mistero e una donna specifica più di duemila anni fa? C’è stato davvero o no? sì o no?

Questa -secondo me- è la domanda più grande che ci possiamo porre. Perché la domanda se esiste un Dio è inutile ed è totalmente indifferente se questo Dio non avesse una relazione con noi o se questo Dio ci usasse come semplici elementi della natura in un cosmo infinito, ma non avesse alcuna premura o alcuna predilezione per noi. Se questo Dio fosse solo il direttore d’orchestra di atomi che si compongono e scompongono.

Credo che il peccato più grande, il dubbio più tremendo della vita, per me il dubbio realmente più angosciante, è la domanda se questo Vangelo sia tutto un inganno o una frode o un semplice mito. Perché allora significa che in tutta la storia dell’umanità non può cambiare davvero nulla in modo radicale e non cambia nulla: è solo un fare e disfare inutile, se non c’è un Dio che si è preso cura e ha preso carne in questa storia umana è tutto solo un nostro arrancare.

Tutto il nostro affanno, tutto il nostro correre dietro agli affetti, al bene, alle cure mediche… ma anche tutta la nostra speranza… cadrebbero drammaticamente nel vuoto se la pagina di oggi fosse soltanto un inganno della storia umana. Se Dio non fosse mai entrato in contatto nella vicenda degli uomini a partire da questa donna.

Ma se è vero –e per me solo se è vero questo —quel “non temere” detto a Maria è detto oggi anche a me oggi. Quel “non temere” che il profeta Isaia ribadisce infinite volte nel suo libro, nonostante l’incombere di una guerra tremenda, nonostante l’ostinazione del suo re, allora ha senso, è possibile, ed è rivolto anche a me.

Non temere Maria… non temere Giovanni, Giacomo, Filippo, Andrea, Pietro…  la prima parola dell’Angelo e l’ultima parola di Gesù-Risorto rivolta ai suoi e, ancora dopo duemila anni, a noi.
Non temere perché non è inutile il tuo sforzo, il tuo amore, la tua dedizione… e non vanno perduti. Non vanno perduti, non grazie a noi, ma per la cura che ha avuto Dio, perché Dio ha preso carne tra noi e tra tutto l’universo infinito pieno di cose e di atomi ci ha scelti, ha scelto proprio noi, ha scelto proprio l’uomo… anzi ci aveva predestinati….
Non temere e se come Maria non capisci del tutto il suo disegno, non capisci dove ti porterà davvero, se hai dei dubbi, impara ogni giorno –talvolta con tutto quell’infinito salto di fede che la cosa ti chiede– a dire anche tu il tuo “avvenga per me secondo la tua parola”.

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